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ESMA vieta la vendita di opzioni binarie

Come molti di voi sicuramente hanno letto, ieri il mondo delle opzioni binarie e più in generale del trading online sono stati fortemente scossi:
http://www.ilsole24ore.com/…/esma-mette-bando-opzioni-binar…
Dopo un’iniziale senso di panico misto a incertezza, abbiamo raccolto più notizie possibili riguardo l’annuncio dell’ESMA,  circa le misure che saranno adottate dai broker che attualmente forniscono le opzioni binarie tra i loro strumenti finanziari.
Ci sono un paio di elementi che ci fanno sperare affinchè si possa continuare a fare trading con opzioni binarie:
– nell’articolo del Sole 24Ore che ho postato si parla di misure temporanee.
– tali strumenti saranno vietati ai clienti al dettaglio.
– Il broker esistente da più tempo sul mercato (binary) inizialmente era un bookmaker ed attualmente per certi prodotti, ha delle autorizzazioni da parte della MGA (Malta Gaming Authority) legate quindi al gioco d’azzardo e non agli strumenti finanziari.
E se a partire dalle prossime settimane anche le opzioni binarie fossero catalogate come gioco d’azzardo e autorizzate sempre dalla MGA?!
– Nel caso in cui sarà davvero vietato in ogni modo ai broker europei di proporre il trading con le opzioni binarie, crediamo che per altri 2-3 mesi, visti i tempi della burocrazia, i broker continueranno a proporli come strumento finanziario.
Cosa succederà dopo?
Crediamo che sarà possibile continuare a utilizzare le opzioni binarie presso broker extra UE, in quanto il divieto riguarderebbe solo i broker e non i cittadini europei, anche se questo aspetto è da chiarire ulteriormente in quanto i broker extra UE potrebbero essere costretti a chiudere il mercato ai residenti in Europa.
Di sicuro se così non fosse, i trader al dettaglio sarebbero ancor meno tutelati in quanto verrebbero a mancare quelle garanzie che fino ad ora gli enti europei preposti alla vigilanza sui mercati avevano garantito.





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Opzioni binarie o Forex: strumenti a confronto

Da quando mi sono addentrato nella giungla dei mercati finanziari è sempre esistito un dilemma soprattutto tra i novizi:
trading in Opzioni binarie o trading Forex?
La verità è che a questa domanda non c’è una risposta assoluta, non c’è uno strumento migliore di un altro, non è vero che con uno si guadagna e con l’altro si perde.

Si tratta di strumenti di speculazione finanziaria simili tra di loro in quanto entrambi sono accessibili a piccoli investitori con capitali esigui, con entrambi si può operare 24h su 24h, entrambi  hanno in comune la scelta di una previsione al rialzo o al ribasso ed entrambi richiedono lo studio, analisi e conoscenza dei meccanismi alla base dei mercati finanziari.

Il mercato Forex è uno dei mercati più grandi al mondo, sia per numero di transazioni eseguite sia per capitali impiegati.
Quando facciamo trading nel forex e apriamo una posizione su una coppia di valute (es: EUR/USD; GBP/USD) facciamo una previsione al rialzo o al ribasso, guadagnando se la previsione è esatta.
L’entità del guadagno dipende da quanto il prezzo si è mosso a nostro favore.
Se ad esempio apro una posizione long (rialzo) su EUR/USD quando il prezzo è 1.15900 e la chiudo a 1.17700 ho un guadagno maggiore di quanto non lo abbia chiudendo l’operazione a 1.16980.

Forex

Durante un’operazione di questo tipo per stabilire l’ammontare della perdita o del profitto, è necessario utilizzare strumenti quali il take profit e lo stop loss che stabiliscono rispettivamente il livello al quale chiudere la plusvalenza e il livello al quale chiudere l’operazione in perdita.
Tali livelli dipendono anche dal capitale a disposizione e dalla leva finanziaria adottata.
Il trading sul Forex è caratterizzato quindi da diversi fattori che lo rendono più adatto a investitori esperti, le piattaforme necessitano una conoscenza più approfondita risultando di più difficile utilizzo per i trader alle prime armi.

Il mercato delle opzioni binarie è invece un mercato relativamente giovane e più piccolo (anche se in aumento)  rispetto al “fratello maggiore” nel quale investono banche centrali, banche private, governi, investitori privati e piccoli investitori.
Con il trading in opzioni binarie non si comprerà mai realmente l’asset in questione, le opzioni binarie sono dei contratti che si svolgono tra il trader ed il broker, tali opzioni sono degli strumenti finanziari utili solamente per speculare sulle variazioni di valore degli asset.
Rispetto alle operazioni sul Forex, le operazioni binarie sono molto più semplici da negoziare, basterà selezionare l’asset, scegliere la scadenza temporale e determinare la previsione di rialzo o ribasso.
Per ogni operazione l’importo da investire viene stabilito prima e in caso di esito positivo verrà pagato dal broker con un payout che solitamente varia dal 65 al 90%, in caso di esito negativo si perderà l’intero importo.
Rispetto al Forex la variazione dell’asset potrà anche essere davvero minima affinchè l’operazione si concretizzi in una plusvalenza, se il prezzo varierà di molto o di poco non influenzerà l’eventuale guadagno, l’importante è che la previsione sia esatta alla scadenza dell’opzione, sia essa di 5, 10, 60 minuti ecc.

Se ad esempio acquisto un’opzione Put su EUR/USD con scadenza di 4 ore alle 6 del mattino al prezzo di 1,20600 non mi interessa prevedere QUANTO scenderà, ma l’unica cosa che conta è sapere SE scenderà.

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La facilità d’acquisto di un’opzione binaria si riflette anche sulle piattaforme che vengono utilizzate per il trading binario, molto più intuitive e userfriendly, adatte quindi anche ai trader meno esperti che si avvicinano a questo mondo.
Purtroppo proprio per queste sue caratteristiche, il trading binario viene spesso avvicinato al gioco d’azzardo.

Opzioni binarie o Forex?

Anche dopo questo excursus sulle caratteristiche dei due strumenti non è semplice dare una risposta.
E’ chiaro che si tratta di strumenti diversi con delle logiche diverse.
Le strategie di trading che funzionano su un asset con le opzioni binarie potrebbero non funzionare sullo stesso asset utilizzando il trading Forex e viceversa.
L’utilizzare l’uno o l’altro dipende solo dalla nostra conoscenza e dalla nostra esperienza.
E’ chiaro che conoscere in maniera approfondita i mercati è la chiave per utilizzare in maniera vincente entrambi gli strumenti.

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Tasse sulle opzioni binarie

Dopo l’anno appena trascorso molti di noi tirano le somme sui bilanci relativi all’attività di trading finanziario.
Da quando le opzioni binarie sono entrate a far parte degli strumenti finanziari, i profitti derivanti dalla loro negoziazione sono considerati a tutti gli effetti delle rendite finanziarie e in quanto tali sono soggette a tassazione.

In Italia, la pubblicazione del decreto n. 141 del 4 settembre 2010, in attuazione della direttiva europea 2008/48/CE ha reso il Forex, CFD  e anche le Opzioni binarie degli  strumenti finanziari come le azioni, le obbligazioni, i bond e tutti gli altri che conosciamo.

Le percentuali da pagare sui guadagni derivanti dal trading on line, sono partite dal 12,5% per arrivare a luglio del 2015 al 26% per effetto della manovra Renzi.
Nonostante gli aumenti, rispetto a una qualsiasi altra attività tutto sommato rimane un’aliquota abbastanza bassa.

Regimi fiscali

Dal punto di vista fiscale esistono due tipi di soluzione per pagare le tasse:
1) regime sostitutivo.
2) regime dichiarativo.

Il primo caso prevede che vi sia una società come intermediario (il broker), che ha il compito di calcolare e pagare l’imposta in base ai guadagni ottenuti dalla negoziazione.
Il guadagno, è chiamato plusvalenza e su questa viene calcolata l’imposta che il broker deve versare allo Stato, sostituendosi nella liquidazione al contribuente.
Il trader non ha quindi adempimenti fiscali da dover svolgere, ma ogni sera dal proprio conto verrà sottratto il 26% dagli eventuali utili da parte del broker che funge da sostituto d’imposta.

La maggior parte dei broker di opzioni binarie tuttavia non è sostituto d’imposta, ogni trader che negozia le opzioni presso uno di questi intermediari dovrà optare per il regime della dichiarazione.
Sarà necessario richiedere al proprio broker, un prospetto con i flussi di denaro in entrata e in uscita (depositi e prelievi) relativi all’intero 2016, in modo da calcolare i guadagni sui quali bisognerà pagare il 26%.

In quest’ultimo caso, ci potrebbe essere un vantaggio in quanto il 26% dall’eventuale utile non viene tolto ogni sera o alla chiusura delle operazioni dalla piattaforma da parte del soggetto che funge da sostituto d’imposta.
Tale cifra rimane disponibile sul conto del trader, il quale avrà così un capitale più ampio da poter investire immediatamente aumentando di conseguenza anche i profitti.

Come pagare le tasse sulle opzioni binarie

I guadagni ottenuti nell’anno 2016 devono essere dichiarati tramite il modello Unico 2017, e attraverso il modello F24 il contribuente dovrà versare l’imposta all’agenzia delle entrate.
La scadenza per quest’anno è prevista entro il 16 giugno 2017 ovvero entro il 16 luglio 2017 con la maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo.

Queste sono solo indicazioni generali per le tasse sulle opzioni binarie, è importante che ogni trader si rivolga ad un commercialista esperto che lo segua nella compilazione dell’Unico e del modello F24.

 

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Attentati terroristici: cosa succede sui mercati?

Purtroppo di questi tempi quello degli attentati terroristici è un argomento all’ordine del giorno.
Tutti noi occidentali, stiamo imparando a convivere con un fenomeno che troppo spesso ci ha lasciati esterrefatti davanti la Tv.

Dal tristissimo 11 Settembre 2001, data dell’attacco alle Torri Gemelle, è stata una drammatica escalation di attentati:
– 12 Ottobre 2002 Indonesia, attacchi contro un bar ristorante e una discoteca dell’isola di Bali.
– 11 Marzo 2004 Spagna, esplodono decine di bombe a bordo di 4 treni nella periferia della capitale.
– 7 Luglio 2005 Gran Bretagna, kamikaze a bordo dei treni della Tube.
– 26, 29 Novembre 2008 India, assalti a vari siti di Mumbai.
– 21, 24 Settembre 2013 Kenya, agguato in un centro commerciale  Nairobi.
– 7 Gennaio 2015 Francia, Charlie Hebdo.
– 2 Aprile 2015 Kenya, assedio all’università di Garissa.
– Marzo Giugno 2015 Tunisia, attentato al museo del Bardo a Tunisi e alla spiaggia di Sousse.
– 10 Ottobre 2015 Turchia, attacco kamikaze alla stazione ferroviaria di Ankara.
– 31 Ottobre 2015, Airbus russo decollato da Sharm el Sheik si schianta nella penisola del Sinai.
– 13 Novembre 2015 Francia, serie di attentati in tutta la capitale francese.
– 22 Marzo 2016 Belgio, attentato all’aeroporto di Bruxelles.
– 14 Luglio 2016 Francia, strage di Nizza.
– 19 Dicembre 2016 Germania, attentato al mercatino di Natale.

Cosa succede sui mercati finanziari?

Facendo un lavoro di revisione sulle operazioni del 2016, ho ricordato nitidamente la reazione del grafico dell’Eur/Usd all’attentato in Belgio il 22 Marzo 2016.

22 marzo M5

Il crollo sul breve termine fu netto, ma considerando timeframe più grandi il crollo è così evidente?
Ho raccolto i grafici con timeframe orari dell’Eur/Usd degli ultimi attentati europei e sembrerebbe che i ribassi abbiano interessato solo il breve termine e che nelle ore successive invece ci sia stata una reazione al rialzo:

22 Marzo Belgio

 19 Dicembre Germania

13 Novembre Parigi

L’attentato del 14 Luglio a Nizza in occasione della festa nazionale francese invece sembra aver influito lievemente anche sul breve termine.

Escluso l’attacco dell’11 Settembre che è stato un evento dalle proporzioni inaudite e il primo di una lunga serie che ha creato ripercussioni pesanti in tutta l’economia mondiale, e fatta eccezione la ripercussione sui titoli delle compagnie aeree e sui titoli legati al turismo dovuta al calo dei flussi turistici di alcuni paesi (vedi Tunisia), possibile che i mercati finanziari abbiano imparato a convivere anch’essi con questa triste realtà?

Oppure più semplicemente si è preso atto del fatto che difficilmente gli attentati terroristici mettono a rischio i fondamentali dei mercati stessi, e cioè l’andamento dell’economia e dei settori in cui operano le aziende quotate?
Approfondendo l’argomento e leggendo questo  articolo sembrerebbe proprio così.

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Bonus per opzioni binarie: ora di cambiare

Quanti di voi hanno cominciato a fare trading accettando un bonus per opzioni binarie e, dopo qualche mese alla richiesta di prelievo dei propri soldi si sono sentiti rispondere dall’account manager che non era possibile perchè accettando il bonus avevano accettato anche i termini e condizioni relativi ad esso che non permettevano di prelevare nessuna cifra dal conto prima di aver fatto un certo “volume di trading” ?

Probabilmente molte persone accettano il bonus senza nemmeno sapere esattamente come funziona e senza rendersi conto che esso li vincolerà a quel broker per molti mesi e, quando chiedono di poter prelevare ecco la sorpresa!

Non si può pensare che il broker possa regalare soldi ai traders permettendo di prelevare tutto e subito dopo pochissime operazioni, sarebbe troppo comodo, ma non è nemmeno corretto che il broker vincoli il deposito o gli eventuali profitti che vengono generati.

Pian piano lo hanno capito tutti, molto spesso i bonus per opzioni binarie sono stati utilizzati come strumento per attirare nuovi traders inesperti e “intrappolarli” attraverso termini e condizioni che li costringevano a effettuare una mole di operazioni abnorme per il loro capitale.
Tutto questo non ha fatto bene al mondo delle opzioni binarie che tutt’oggi sono associate a termini come frode e inganno, ma da qualche mese sembra che le cose siano cambiate.

Come sono cambiati i bonus per opzioni binarie

Bonus per opzioni binarieLa Cysec (Cyprus Securities and Exchange Commission), l’ente che rilascia le licenze e che controlla le transazioni finanziarie dei broker online con sede fiscale a Cipro, in seguito alle tante lamentele da parte dei commercianti che hanno visto “sequestrati” i propri soldi, ha deciso di intervenire in materia di bonus per opzioni binarie attraverso delle direttive che obbligano i broker a rivedere le loro offerte commerciali.

Attraverso la circolare del 22 Gennaio 2015 la Cysec ha sottolineato che vincolare i fondi degli operatori significa violare la direttiva DI144-2007-01 la quale contiene tutte le disposizioni relative al ritiro dei fondi dei clienti. Il CIF (società d’investimento con sede a Cipro) deve agire in modo corretto e professionale nei confronti dei clienti nel servire loro i servizi finanziari.

Gli effetti di questa stretta da parte dell’ente regolatore cipriota sono evidenti da qualche mese con dei nuovi bonus offerti dai broker che da un lato sono meno allettanti in quanto il volume di trading necessario per prelevarli è aumentato, ma allo stesso tempo si possono prelevare in qualsiasi momento sia il deposito che i profitti generati, anche se in quest’ultimo caso ci sono delle lievi differenze da broker a broker e bisognerebbe scendere nel dettaglio per individuare l’offerta migliore alle proprie esigenze di trading.

Riassumendo, i broker possono porre limiti e condizioni per prelevare il bonus, ma non possono vincolare in nessun modo i capitali degli operatori.
A mio avviso con questo cambiamento ci si è mossi nella giusta direzione, verso un trading più trasparente e più professionale nei confronti dei traders che troppe volte non sono stati tutelati abbastanza.

Se state riscontrando qualche inadempienza da parte di un broker regolamentato Cysec che non sta rispettando l’attuale normativa o volete semplicemente raccontare la vostra esperienza scrivete pure il vostro commento.
L’unione fa la forza!

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Brexit: turbolenze in arrivo?

Il 23 Giugno l’Inghilterra conoscerà i risultati del referendum sulla Brexit, attualmente i sondaggi sono altalenanti e dopo l’omicidio della deputata Jo Cox le probabilità dell’uscita dell’Inghilterra dall’Unione Europea sono crollate facendo reagire i mercati: forti acquisti su Borse, sterlina, petrolio, e vendite su Bund, oro, yen, dollaro e franco svizzero.
Vedi gli ultimi aggiornamenti su Il sole 24 ore.

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Vi ricordate il 15 Gennaio 2015?

La Svizzera “sganciò” il franco dall’euro e i mercati colti di sorpresa regirono alla mossa con pesanti vendite sull’azionario, il franco svizzero fu spinto in alto (+13%) e l’euro fu portato ai minimi dal Settembre 2011.
La decisione fu annunciata a sorpresa provocando quindi bruschi e pericolosi movimenti sui cambi che fecero fallire broker e indebitare parecchi trader.

Ovviamente tutto ciò non riguarda i broker e i trader di opzioni binarie poichè, sappiamo già che se un’operazione va in perdita di 1 pip o di 500 pips non cambia nulla in termini di perdita complessiva. Tuttavia, questi giorni che precedono il referendum sulla Brexit saranno giorni particolari in quanto preventivi aggiustamenti da parte di tutti gli attori della scena finanziaria mondiale saranno inevitabili, e potrebbero rendere i mercati “anomali”.

E’ importante che tutti i traders siano consapevoli dei rischi derivanti dal referendum e vi invito dunque a limitare il numero dei trades e prestare massima attenzione almeno fino a giovedì sera. I giorni seguenti invece, potrebbero essere particolarmente interessanti dal punto di vista operativo…..

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La professione del trader

Il trader può essere definito come colui che svolge attività di negoziazione di azioni, obbligazioni, future, derivati, titoli, valute ecc. sui mercati finanziari, attraverso l’utilizzo di internet. Il trading è considerato una professione quando diventa il lavoro principale di un individuo e non un’attività svolta nel tempo libero.
Da quando, nel 1999 è stata introdotta la nuova regolamentazione che permette di effettuare transazioni economiche sui mercati finanziari tramite l’utilizzo di internet, in Italia l’interesse per il trading online è andato via via crescendo.

Come svolgere la professione del trader

Stiamo parlando di una professione emergente, che teoricamente è accessibile a tutti basta infatti un computer, una connessione a internet e un conto con un intermediario finanziario. La facilità d’accesso alla professione però non deve essere confusa con la facilità d’esercizio della professione infatti, per diventare trader professionisti è necessario acquisire una specifica preparazione teorica sul funzionamento dei mercati, competenza nell’utilizzo delle moderne piattaforme di trading e attitudine all’analisi tecnica.
Ogni professione richiede un importante investimento in termini di tempo, energie e anche denaro investito…….perchè il trading dovrebbe fare eccezione?

La professione del trader è una delle poche in cui se sbagli perdi soldi al contrario di molte altre, in cui se sbagli vieni pagato comunque. Conoscere questi aspetti è fondamentale prima di improvvisarsi in un mestiere dove è necessario formarsi anche sotto l’aspetto personale ed emotivo infatti, sono indispensabili doti personali come la capacità di autocontrollo, freddezza, e consapevolezza dei rischi legati alle transazioni.

Esistono tantissimi libri e tantissimi traders che mettono a disposizione le loro conoscenze e la loro esperienza per chi volesse intraprendere questo percorso.
Il mio consiglio è quello di sottoporsi a un periodo di formazione piuttosto lungo ed acquisire delle proprie tecniche e una propria disciplina perché il 90% delle persone che nel trading perde soldi lo fa perché si improvvisa in una professione che invece richiede passione si, ma anche impegno e sacrificio.

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Fondamentale scegliere un broker con licenza Cysec

È una regola fondamentale per ogni trader, dal principiante al più esperto: chi vuole operare con le opzioni binarie deve assolutamente scegliere un buon broker, che sia innanzitutto sicuro ed affidabile. La ragione è semplice: per fare trading online si dovrà innanzitutto depositare il proprio denaro e darlo in gestione ad un intermediario, broker o istituto finanziario che sia. Quindi sarà necessario fare molta attenzione a chi si versano i propri soldi, per non incorrere in possibili truffe. E con i soldi si sa, la fregatura è potenzialmente dietro l’angolo. Ciò vale soprattutto su Internet: infatti si affidano i propri soldi senza nemmeno sapere chi sta dall’altra parte. Un malintenzionato potrebbe fare tutto ciò che vuole con il denaro ricevuto. Nella peggior ipotesi anche prenderselo e scappare, per esempio con i noti sistemi piramidali delle catene di Sant’Antonio. Qui sorgono spontanee due domande: quale piattaforma scegliere? Di quale broker mi posso fidare? Entrambe portano alla questione della regolamentazione, uno dei punti fondamentali nella scelta del giusto broker, o perlomeno un elemento che permette di scartare subito chi non dispone di autorizzazioni europee. Dal 2012, l’unione europea (UE) ha infatti riconosciuto alle opzioni binarie lo status di strumento finanziario ufficialmente parificato a tutti gli altri, quindi come tale da regolare da parte delle autorità nazionali competenti.

La CySEC, la Consob e la MiFID

Visto che per ragioni fiscali la maggior parte dei broker ha la sua sede a Cipro, essi ottengono la licenza da parte della CySEC (Cyprus Securities and Exchange Commission), che controlla le transazioni finanziarie dei broker online con sede fiscale sull’isola. La licenza CySEC dà la garanzia di affidarsi ad un intermediario che eseguirà tutte le operazioni secondo i criteri di legge, pagando tutte le operazioni in conformità alle disposizioni vigenti e versando ad ogni trader il denaro che gli spetta. Inoltre la licenza CySEC offre un’apposita assicurazione sui fondi depositati, nel caso in cui il broker dovesse fallire. In effetti ogni nazione ha la sua autorità di vigilanza. Per le società con sede in Italia, l’autorità di riferimento è la Consob (Commissione nazionale per le società e la Borsa). Per chi opera dall’Italia è ancora meglio se il broker viene riconosciuto anche dalla Consob. Sarà senza dubbio meno difficile procedere nel caso di problemi, comunicando direttamente in italiano con l’autorità nazionale del proprio paese.

È inoltre doveroso citare la direttiva dell’UE sulle transazioni finanziarie, la MiFID, che i broker attivi in Europa sono tenuti a rispettare. Secondo la direttiva europea MiFID, il broker che ottiene una licenza in un paese dell’UE può legalmente fornire i suoi servizi anche a trader di altri paesi UE. In pratica ci si dovrà fidare solo dei broker in possesso di una licenza europea come la CySEC o la Consob. Affidarsi ad un intermediario privo di autorizzazioni è invece una scelta che può esporre a rischi eccessivi: esistono società non regolamentate che agiscono solo a loro vantaggio e danneggiano i trader, alterando i valori delle interfacce, ritardando la visualizzazione dei dati, trattenendo illecitamente somme dall’account. Caso estremo, addirittura spariscono nel nulla portandosi via tutti i fondi.

Diffidare dei broker senza licenza

Individuare i broker muniti di licenza CySEC o Consob (o di un altro paese UE) è quindi il primo passo per iniziare a fare trading online con la dovuta sicurezza. Di solito le licenze figurano sul sito del broker, quindi è d’obbligo informarsi per bene e verificare sulle pagine delle autorità di regolamentazione (per esempio sul sito della CySEC www.cysec.gov.cy ) se effettivamente l’ottenimento della licenza da parte del broker per il quale ci si interessa è veritiero. Se invece il broker non cita informazioni specifiche sulla regolamentazione non è un buon segno, dunque si consiglia in questo caso di diffidare, anche se vengono promessi lauti bonus e allettanti guadagni.

In conclusione

Per il futuro si spera che le liste dei broker con licenza aumenti sempre più, per poter avere sufficienti garanzie di avere un partner di trading affidabile e sicuro. Il fatto che l’acquisizione della licenza stia diventando un requisito fondamentale per poter operare senza problemi porta di fatto ad una netta divisione tra broker affidabili e non. La sicurezza viene prima di tutto. Dunque Informarsi a dovere prima di scegliere il broker è d’obbligo.

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Le opzioni binarie sono una truffa?

Le opzioni binarie sono una truffa?

Spesso si sente parlare di opzioni binarie in modo molto negativo e googlando in giro per il web sono associate a termini come “truffa” e “gioco d’azzardo”.
Purtroppo molta gente è convinta di questo e crede che sono solo uno strumento per far guadagnare i broker paragonando un’opzione binaria al lancio di una monetina.
Se così fosse, tenendo presente che ad ogni lancio di una monetina esiste il 50% di possibilità che esce testa e il 50% di possibilità che esce croce, e che i payout dei broker sono al massimo dell’80-85% , avrebbero sicuramente ragione.

Non mi risulta però che esistono degli studi che riescono a prevedere o interpretare il lancio di una monetina che è totalmente affidato al caso. Se ci si avvicina alle opzioni binarie con metodo e studiando tutto ciò che c’è dietro al variare dei prezzi, andando oltre il semplice Alto-Basso proposto dai broker allora le vostre probabilità di successo aumentano notevolmente rispetto al 50% e allora comincerà a sorgervi il dubbio sull’opinione diffusa che le opzioni binarie sono una truffa.

Nel trading, una tecnica, una strategia o un pattern sono le armi che dobbiamo utilizzare per spostare le probabilità a nostro favore. Se ad uno studio associamo poi un buon money management riusciremo anche a superare le difficoltà dei payout minori del 100%.

Ma quindi le opzioni binarie sono una truffa?

Sicuramente i broker sono quelli che ci guadagnano di più, del resto se si dice che nel trading solo il 10% dei traders riesce a guadagnare costantemente ci sarà un motivo, ma quest’ultimo non è da ricercarsi nello strumento finanziario, sia esso un’opzione binaria o forex, ma nell’approccio spesso superficiale con il quale la gente si avvicina a questo mondo credendo di poter guadagnare da subito e senza aver acquisito la giusta conoscenza.
Con le opzioni binarie non si diventa ricchi come molte pubblicità ingannevoli vogliono far credere, ma con impegno e volontà sono un ottimo strumento per guadagnare.